Umberto Calemme, executive della catena Cocciuto, racconta la sua prima esperienza al SIGEP, uno degli eventi più importanti del settore food. Tra show cooking di successo, il ruolo di giudice ai tavoli del campionato di pizza e il confronto con professionisti del settore, ci svela le sue impressioni sull’evento, le tendenze emerse e le ispirazioni per il futuro del brand.
Umberto, era la tua prima volta al SIGEP, quali erano le tue aspettative?
“Sì, era la prima volta che partecipavo al SIGEP. E poterlo fare con una dimostrazione in collaborazione con Coca-Cola e Cocciuto è stato davvero emozionante. È stato un evento bellissimo: avevamo la nostra postazione e ho preparato due pizze, una semplice, la Norma, e l’altra, la nostra best seller, la Margherita Cocciuta”.
Com’è andata la dimostrazione?
“È stata un’esperienza ricchissima di soddisfazioni. Lo stand era sempre pieno, il riscontro è stato eccezionale! Non facevamo in tempo a sfornare le pizze che andavano subito via. Ma la cosa più bella è stata vedere il pubblico coinvolto: dopo i primi assaggi, le persone hanno iniziato ad ascoltare le spiegazioni sugli ingredienti, sulle tecniche di impasto e di cottura. Anche il forno ha funzionato perfettamente, e il risultato finale era identico a quello che otteniamo nei nostri store”.
Quindi le aspettative sono state soddisfatte?
“Assolutamente sì, sono state pienamente soddisfatte”.
Oltre alla dimostrazione, hai partecipato anche come giudice. Com’è stata questa esperienza?
“Sì, ero giudice ai tavoli. I giudici erano divisi in due gruppi: quelli ai forni, che valutavano la cottura rispettando i tempi specifici per ogni tipologia di pizza, e quelli ai tavoli, come me, che si occupavano dell’assaggio e dell’interazione con i concorrenti. Molti concorrenti erano agitati, e mi rivedevo in loro, perché fino a poco tempo fa ero io dall’altra parte del tavolo! Cercavo sempre di metterli a proprio agio, iniziando con domande semplici su dove lavorano e se la pizza che presentavano fosse già nel loro menu. Poi, quando il dialogo diventava più fluido, entravo nei dettagli tecnici, chiedendo informazioni su impasti, prefermenti e tempi di maturazione”.
Cosa cercavi principalmente nelle pizze in gara?
“Il gusto è soggettivo, ma io cercavo una storia. Una pizza deve raccontare qualcosa: non solo attraverso gli ingredienti e gli impasti, ma anche nel modo in cui viene presentata. Mi piaceva quando i pizzaioli lavoravano sulle trasformazioni degli ingredienti, perché oggi il ruolo del pizzaiolo si sta evolvendo anche dal punto di vista culinario”.
C’è stato un concorrente o una pizza che ti ha colpito particolarmente?
“Sì, in particolare il vincitore della categoria Pizza Classica. Non lo sapevamo al momento dell’assaggio, ma la sua pizza ha colpiti tutti i giudici al tavolo. L’impasto era perfetto, ben bilanciato e sano, non acido o scoppiato nonostante il viaggio affrontato per arrivare alla competizione. Anche il topping era studiato nei minimi dettagli, raccontava la sua terra con abbinamenti perfetti, senza forzature. Era tutto armonico, e il concorrente stesso ha saputo presentarlo benissimo, spiegando ogni scelta con grande passione e competenza”.
Hai assaggiato qualcosa che vorresti portare anche nel tuo menu?
“Sì, una spugna di basilico che mi ha sorpreso tantissimo. Era una sorta di spuma solidificata, molto interessante sia dal punto di vista estetico che gustativo”.
Hai partecipato anche a un incontro sul franchising. Di cosa si è parlato?
“Abbiamo avuto una cena di confronto tra aziende. È stato molto interessante perché abbiamo discusso delle nostre esperienze, delle aperture in corso e dei progetti futuri. Non si è parlato tanto di tendenze, ma piuttosto della crescita dei brand, del rapporto con i dipendenti e delle strategie per espandersi”.
Cosa porterai da questa esperienza nel futuro di Cocciuto?
“Dopo tre giorni in cui ho assaggiato solo pizza, e da tutto il mondo, sicuramente trarrò ispirazione per il prossimo menu. C’erano concorrenti dal Brasile, dall’Ucraina e da tanti altri Paesi, ognuno con interpretazioni uniche. Mi piacerebbe integrare alcuni di questi spunti nella nostra offerta, creando un menu più internazionale”.
Quando pensi di lanciare il nuovo menu?
“Non c’è ancora una data precisa, perché dipende dai tempi di sviluppo. Alcuni menu riesco a prepararli in un mese, altri richiedono più tempo. Diciamo che verso la primavera potrebbe esserci qualcosa di nuovo”.
Cosa ti ha lasciato il SIGEP?
“Ci tengo a sottolineare un aspetto molto bello: il SIGEP non è stata solo una competizione, ma un momento di unione. Così come la pizza ha unito i concorrenti, ha unito anche noi executive, che rappresentavamo le diverse aziende. C’è stato tanto scambio e confronto con persone davvero competenti, ed è questo che rende esperienze come questa così preziose”.